Quale prima?

La sera ho più paura. Quando penso che potrei trovarmi sola in un letto d’ospedale magari all’estero senza capire la lingua e nessuno potrebbe venire a trovarmi. O che i ragazzi potrebbero trovarsi soli a fare una quarantena per via dell’unico genitore malato. 

Quello che fa davvero la differenza in questa brutta storia, è l’età. Da giovane ti senti forte della vita davanti, dell’amore. 

Dei sentimenti potenti che ti fanno fare pazzie. Da vecchio senti che il tempo è poco e la qualità del tempo è scadente.

In più non c’è elasticità: il ritorno al prima  sarà per tutti diverso. Non ci sarà più il prima di prima e il nostro dopo sarà più diverso ancora. 


Infatti è quasi finita la fase 2. Mi sembra di piombare in uno spazio senza protezione in cui devo riprendere in mano le cose. Ci sono direttive da seguire ma qui si dividono le strade tra una gioventù frettolosa di riprendersi la vita e una vecchiaia spaventata di uscire dal guscio. Non ho ancora la sensazione di essere inutile ma chi ha bisogno di me, ora, si sta attrezzando per farne a meno. 
La malattia mi fa meno paura, in sé; cioè mi fa paura come ogni malattia, cioè tanto, molto più della morte. 

Gli stati d’animo cambiano velocemente. Poco fa non riuscivo a pensare nemmeno lontanamente a una vacanza.

Ora vorrei il mare.

Irene Sarti