Giorno 28

6 Aprile

Positivi totali 91246 (+2972)

Deceduti totali 15887 (+525) 

Tutto questo finirà. 

Prima o poi.

Quando nelle nostre case ci saranno maschere a muso di mosca, sentiremo uno scatto forte, andremo davanti alla porta e boom, si aprirà da sola. Resteremo fermi, chiedendoci se possiamo farlo davvero, poi usciremo. Le strade saranno piene di edera e fiori fino in cima ai palazzi e ci saranno farfalle e pappagalli a planare sui tettucci delle macchine arrugginite. Ci guarderemo e rideremo, sia che ci sarà la pioggia sia il sole. Noi donne saremo malconce, con le rughe in bella vista e i capelli bianchi a luccicare e i maschi con le barbe lunghe e disordinate ci faranno il solletico abbracciandoci. Dai vicoli sbucheranno trapezisti e funamboli, ci sarà la donna cannone e mille palline colorate. A ogni angolo ci si potrà versare del buon vino rosso. Decine e decine di ciambelloni sbucheranno dai portoni e ce li passeremo di mano in mano e avranno il profumo delle nostre nonne. Alessia, la vicina del secondo piano, apparirà con il suo dolce di ricotta e agrumi e aspetterà la reazione mia e di Pietro, che sarà di gioia e acquolina. I cani correranno in mezzo alle gambe delle persone e verrà da ridere anche a loro. A tutti tranne a P, che resterà a osservare la scena, valutando se è il caso di partecipare o no. B sarà il primo a lanciarsi con le zampe disordinate sulla strada in discesa accanto al nostro palazzo, arriverà fino in fondo, mentre Pietro lo chiama disperato, e poi tornerà da noi con un codazzo di nuovi amici e un bastoncino in bocca. Sarà una giornata incredibile in cui ci diremo i nostri nomi, finalmente, era ora e che meraviglia. Arriverà una banda. Balleremo una musica che arriva da un balcone spalancato e grideremo a squarciagola we are the champions, volare e fratelli d’Italia. Le bandiere piene di sbiaditi “andrà tutto bene” serviranno ai bambini per diventare superman e volare a slalom tra i lampioni. A qualcuno verrà da piangere e verrà abbracciato da qualcun altro che piangerà a sua volta. Gerry, il pachistano del negozio di frutta e verdura all’angolo, avrà ancora i guanti blu sporchi di verde e terra e vorrà partecipare ai festeggiamenti, ma paonazzo di gioia non riuscirà a muoversi perché non sarà sicuro che la cosa venga accolta bene, finchè il giornalaio non lo tirerà per un braccio verso il vino rosso. E allora sarà Bolliwood e i petali rossi arriveranno dal cielo. Pietro farà video e foto perché nulla di questo giorno venga dimenticato, mai. Claudia cercherà di chiamarmi ma non ci riuscirà perché anche io sto cercando di chiamare lei e quando una di noi prenderà la linea non si sentirà niente perché saremo tutti appiccicati, allora saremo solo felici nello stesso momento. Balleremo nelle strade con meno mamme e meno papà, meno nonni e nonne, con tutti più giovani ma più vecchi. E forse negli anni a venire racconteremo questa storia, mentre lucidiamo i musi di mosca, oppure non avremo voglia di raccontarla, faremo finta di niente e ci sentiremo soli, come sono tutti quelli che hanno fatto la guerra.

Ore 15.30

Le giornate sono tutte domeniche di sole e venticello che sposta la peluria del viso.

I numeri della lotteria scendono. Le strade sono meno preoccupate. La primavera non deve più chiedere il permesso per essere bella e di fatto un virus sta salvando il mondo dal surriscaldamento. C’era bisogno di questo? Di stare tutti e sette miliardi col broncio sulla sediolina in camera a riflettere sul nostro comportamento e ad aspettare che la punizione finisca?

Ormai vivo in giardino. Questo è uno dei rari giorni in cui è qualcosa di mio a farmi star bene e non qualcosa che vorrei rubare ad altri, cui anelo senza pace e senza speranza.

Rosicona.

Come?

Sei una rosicona.

Ma come ti permetti? Non è colpa mia se qualunque cosa sfogli contiene una vita più bella della mia.

Forse devi smettere di guardare il telefono.

Esco a comprare alcuni beni di prima necessità, incrocio fantasmi mascherati e mi viene in mente che la mia pianta di basilico è morta da diversi mesi. Troppi. Vado a chiederne una a Gerry.

No, niente signo’.

E dove la trovo?

Prova supemecato.

Ma c’è una fila che arriva fino alla farmacia, fa il giro del palazzo e rabbocca dal benzinaio. Che faccio? Aspetto sei ore col rischio che non abbiano la piantina? I fiorai sono chiusi in quanto non necessari. Il ferramenta non credo ne abbia, ma nel dubbio vado a chiedere. Mi risponde di no, senza ridere, il che mi fa pensare che fosse plausibile che ne avesse una, magari nella sezione brucole. Ferramenta in effetti ha qualcosa di verde e fresco nel nome. Il tabaccaio? Mi affaccio attraverso la vetrina, ma niente. L’alimentari all’angolo, anche detto “il gioielliere”, potrebbe averne una. Desisto ripensando all’ultima volta che sono uscita da lì con una mini busta e il conto in rosso.

Mi allungo fino la frutteria di Vito, che mi portava sempre la spesa casa, anche quando lo chiamavo alle otto e mezzo di sera e invece di sbuffare diceva sempre di sì. Arrivava con le cassette piene da cui sbucavano gli odori a ciuffi e stanco morto si accovacciava sul pianerottolo per fare le feste a P, che schifa tutti tranne lui. Io tiravo dentro casa la spesa mentre loro si raccontavano la giornata, baciandosi e ridendo come fanno i timidi quando sono contenti. Mentre lo pagavo, Vito , capelli bianchi e occhi vispi, mi diceva i nomi di tutti suoi cani. Una volta prese il suo smartphone e cercò di mostrarmi delle foto in quel modo maldestro di chi sa cos’è la Sip; quando capì come arrivare alla sezione immagini, mi fece vedere le foto e i video dei suoi cavalli nani. Io che non sapevo che esistessero dei cavalli adulti così piccoli, ne fui gelosa e quasi offesa che non mi invitasse a casa sua in campagna, per accarezzarli e decidere che certamente ne volevo uno anche io.

Vito da un anno ha lasciato in gestione il negozio a un indiano, per ritirarsi nella sua casa in campagna. L’indiano mi dice che non ha piantine di basilico, che è assurdo, ma non le trova.

Vito l’avrebbe trovata, sarebbe sceso per quelle scale umidicce e buie, avrebbe spostato tutte le cassette, avrebbe borbottato e poi sarebbe tornato con una piantina piccola e bruttissima. L’avrebbe sistemata con le mani rugose, mettendola a testa in giù, spettinandola un po’ e strappando con le dita le foglie peggiori. E io ora avrei il mio basilico anemico, secco, malandato e sarei la persona più felice del mondo. Invece mi assale un dubbio: forse io oggi non avrò la mia piantina. Valuto se prendere la macchina e continuare a cercare, ma non posso andare oltre i duecento metri da casa senza giusta causa. Quanti cazzo sono duecento metri? Chi li ha mai contati? Come si calcolano? Sono certa che il poliziotto capirebbe che è assurdo non avere una pianta di basilico in questa stagione, chiusi in casa. Come faccio il sugo? E la caprese? No, non oserebbe mai farmi seicento euro di multa con una motivazione così valida. E se poi me la fa? Se anche Amazon mi conferma che non ce ne sono, è la fine. Mi vado a mettere in fila al supermenrcato. Dopo un’ora e mezza sono solo a metà. Pietro mi raggiunge. Deve essersi preoccupato non vedendomi rientrare ne’ rispondere al telefono, che è sempre senza suoneria.

Devo prendere il basilico.

E basta?

La pianta. Non ce l’ha nessuno. Che vuol dire “e basta”?

Mi guarda con i suoi occhi grandi e delicatamente mi tira fuori dalla fila.

Ti rendi conto che il basilico è un bene di prima necessità e io ho il diritto di averlo? Non quello a ciuffi. Io voglio avere la mia piantina. Voglio innaffiarla tutte le mattine, prendermene cura e poi mangiarne ogni giorno una foglia.

Domani torniamo a cercarlo.

No! Io lo voglio adesso! Ora! Non me ne frega niente di domani; non è giusto. Perché proprio a me? Perché adesso? Perché questo accanimento? Mi dovevano avvertire, l’avrei comprato mesi fa, con calma, quando era tutto più semplice e invece non ci hanno detto niente. Non sono preparata a stare senza basilico, così, per forza. Perché devo essere punita per non averlo comprato prima? Che ne sapevo io? Ci vuole un minimo di preavviso nelle cose. Non ti puoi svegliare una mattina e decidere che non posso avere il basilico. Quando lo potrò avere? Io lo voglio sapere. E se non potessi averlo mai più? Cosa succederà? E’ o non è un bene di prima necessità? Ecco, io lo necessito.

OK. Andiamo a cercarlo con la macchina.

E se ci fanno la multa?

Fingeremo sia un basilico molto pregiato.

Ore 00: 05

Non sento Elena da una settimana. La devo chiamare; non posso più usare le mie solite scuse.

Non riesco a dormire. Devo pensare a una cosa bella tipo quella di ieri, quando ho immaginato che nell’istante in cui un pedofilo cerca di sfiorare su un bambino, gli arriva una sprangata in faccia e cade a terra pieno di sangue, sfigurato, vivo. Il bambino non vede la scena, mentre due mani invisibili trascinano via l’uomo lasciando una scia di sangue sul pavimento. 

Teresa Federico