Giorno 26

5 aprile

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Trovo inaccettabile la riproduzione.

Siamo nel 2020, vogliamo trovare altri modi per trasferire il nostro corredo genetico o dobbiamo rimanere nel medioevo? Non capisco perché non possiamo replicarci per gemmazione. C’è decisamente qualcosa che non va in tutta questa faccenda e noi dobbiamo fare qualcosa, cambiare le regole, introdurne di nuove; tipo innanzitutto è necessario che sia vietato parlare dell’argomento riproduzione. 

Come stai?

Bene, tu?

Bene! Come sta tuo marito?

Se la cava…

E quando lo fate un figlio?

Signora, lei deve venire con noi.

Ma no, la prego, mi è scappato… non lo farò mai più, glie lo giuro! La prego!

Portatela via.

E invece no. Alle nullipare toccano conversazioni al limite del centro di salute mentale. 

Come stai?

Beh, dai, bene. Non dormo da quattro anni ormai; sai, Matteo tra una cosa e l’altra non ci da un attimo di pace.

Cavolo, mi dispiace. Hai provato a chiuderlo in macchina e andarti a rimettere a letto?

La cosa incredibile è che poi quando mi guarda e sorride, io mi dimentico tutte le volte che si sveglia alle 3 solo per chiedermi un bicchiere d’acqua che poi non beve, del moccolo sul vestito nuovo, delle urla che poi senti solo un fischio per diversi minuti, della pastina sul soffitto, dei pannolini di cacca nucleare subito dopo che ho finito di cambiarlo; non trovi che sia una cosa magica? 

Certo. Oppure è un disturbo della memoria a breve termine, misto a tratti masochistici di personalità, tutte cose create apposta in modo che persone come te venissero a convincermi che farsi lacerare la patata da una palla da bowling sia una cosa fenomenale.

Da quando le varie società per i diritti umanitari stanno col fiato sul collo a Guantanamo e ai metodi di tortura che non rispettano nessun punto della convenzione di Ginevra, pare che la CIA stia studiando la quarantena in casa con due o più bambini, come alternativa legale agli interrogatori dei terroristi.  Ma non sarebbe meglio essere onesti? Dire che siccome non avevi niente da fare hai fatto un figlio ma te ne sei pentita dopo i primi cinque secondi di esplorazione vaginale post parto? Non sarebbe meglio poter dire: OK, OK, scusate mi ero sbagliata, ecco lo scontrino, dove ve lo lascio? Non sarebbe meglio che quando capita di incontrare un bambino decente, per una volta, si potesse girarlo su un fianco, individuare il codice a barre, scannerizzarlo con l’apposita app e prenotare l’acquisto su Amazon Child? Ma dovevo arrivare io a dire queste ovvietà? Non ci potevate pensare voi prima? No perché adesso mi ritrovo in questa situazione e non so come venirne fuori. Ho aspettato quarant’anni per essere pronta a fare ‘sta cosa che pare abbia molto senso per tutti, ma proprio tutti. Ho aspettato di sentire quel fuoco, quella fitta, quel clic nella pancia, ma era sempre e solo il mio intestino irritabile. E non c’è niente che mi consoli, che mi faccia sentire più a mio agio, meno difettata. Tantomeno le donne che non hanno avuto figli. Le felici per forza, le soddisfatte di default, le si sta molto meglio senza figli. 

Vuoi fare un figlio? Beh, pensaci bene! Soprattutto alle tempistiche. Sai quanti mesi ti ci vogliono per rimettere a posto il fisico? Anni.

Ma, avevi detto mesi…

Ventiquattro mesi, se ti va bene e solo con i trattamenti. Quanti anni hai?

Quasi quaranta.

Ahia… hum… nel tuo caso potrebbe volerci la chirurgia. Guarda me! Indovina quanti anni ho? Cinquanta! E senti che tette. Senti che chiappe! Per non parlare della situazione la sotto… una sedicenne! E poi ti consiglio di non dirlo a nessuno. Nel nostro mondo quelle che hanno figli non lavorano più. Mai più. Per sempre. Perché si sa, se perdi l’allenamento per colpa dell’allattamento, ti arrugginisci e diventi una cagna. Ti ricordi di Chiara Formicano?

No.

Lo vedi? E di Sara Patri?

Ma chi quella che faceva “un posto dove”?

Ma no, quella è Sabrina Pesce. Sara Patri, dai, quella che fa tutte le pubblicità!

Ah, comunque non so chi sia.

Ecco cosa succede, non esisti più. Ti cancellano. A meno che non lo fai con un produttore o un grande regista.

Cosa?

Il figlio.

Io sto con Pietro.

Appunto, lascia stare.

Io mi sento pronto a fare un figlio, amore mio.

Ma non hai un lavoro.

Ricordati una cosa Alice, senza soldi, non sei nessuno, non gettare via tutti gli sforzi della nostra famiglia.

Non vorrai mica fare l’attrice? Quelle sono tutte prostitute.

Mamma anche tu eri un’artista da giovane.

Forse dovremmo prendere una casa con una stanza in più…

Alice, mi dispiace, lei è sterile.

Per cercare di non trasformarmi in un anfibio, mi do compiti ogni giorno. Per esempio la mia agenda di oggi è: trenta minuti meditazione, trenta minuti lettura di un libro, trenta minuti di palestra. Immaginando una sveglia comoda verso le 10, seguita da un’abbondante ora di scrollo autistico dei social mentre sbevacchio caffè amorevolmente preparato da Pietro alle 7, alle 13 in punto si conclude il planning della mia giornata. E ora?

Mentre il governo pianifica una rapina alle banche europee per dare qualche centinaio di euro a ciascuno di noi rimasti senza lavoro, fanno capolino le prime polemiche dei lavoratori dello spettacolo, i miei preferiti, quelli che non hanno voglia di fare un cazzo, che hanno accumulato dodici giornate lavorative in trecentosessantacinque giorni; loro sono i miei credenti preferiti, affiliati alla religione del dio dell’arte, uno che ormai si fa vedere meno di Gesù, ma che sa come farsi amare alla follia. Loro sono i miei eroi. Quelli che superati i quarantacinque anni o si mettono a fare i camerieri, o si appendono a una corda, o tornano a vivere con i genitori, sperando nella pensione di reversibilità, nei risparmi, nel sudore degli ultimi che sono riusciti a costruire qualcosa che li facesse invecchiare con un briciolo di dignità. Loro sono quelli che si saranno detti un sacco di volte che stavano facendo una cazzata a scegliere questa vita, ma che nonostante la logica schiacciante, non sono riusciti a fare altro. Stupidità? No. Poesia.  

Farei anche io polemica, se solo non mi facesse fatica anche questo. A pochi minuti dalla trasformazione in uno slimer, ho forse trovato ciò che cambierà definitivamente il corso della mia vita: i motivatori, i life coach, quelli che ti dicono quanto fai schifo non solo tu, ma la tua vita, la casa, la famiglia e gli amici; ma lo dicono benissimo. E dopo aver frantumato le vestigia d’autostima che ti restavano, ti dicono quanto meglio di così potresti essere, se solo seguissi i loro consigli. La plastica che arriva con il libro “fatti una vita o la vita ti fotte” infatti non serve per incartarlo, ma per soffocartici a fine lettura. Da oggi quindi inizia una nuova me. Sento che funzionerà, questa volta ce la faccio, apro il primo volume da trentacinque euro e ne evinco che la prima cosa da fare è mettere la sveglia domani alle 7 in punto!

Pronto?

Alice, che fai?

Ciao mamma, sto leggendo.

Ti sei svegliata tardi anche oggi? Ti devi dare una svegliata tu, lo sai? Lo vedi cosa sta succedendo? La situazione è tragica. Io e tuo padre siamo preoccupati. Tanto. Tu e Pietro vi dovete dare una svegliata. Io lo so che noi non siamo stati la famiglia perfetta, ma questo non vuol dire che tu debba buttare la tua vita, come gli amici vostri, per altro. Il segreto sta tutto nel mattino, ti devi svegliare presto!

Senti mamma sono una persona adulta e faccio quello che mi pare, chiaro?

Teresa Federico