Giorno 8

18 Marzo

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Che poi mica ci sono riuscita. A farlo, dico. Il sesso on line mi ha sempre messo un po’ a disagio. Ogni tanto mi sono forzata, perché pare lo facciano tutti.

Come sei vestita adesso?

Ho una gonna morbida lunga e una canottiera un po’ larga.

Non è vero. Corro a togliermi il pigiama perché tra un attimo…

Mi mandi una foto di te adesso?

Prima dimmi come sei vestito tu.

La sua foto arriva subito. E’ perfetta. Ma l’ha scattata adesso? Davvero?

Dimmi dove sei?

Su una chaise longue.

Corro via dal bagno, dove c’è la luce buona, e vado in salotto. Scatto quaranta foto sul divano, ne viene decente una. Inizio a cercare le app di foto ritocco. Ne trovo una che uso per Instagram. Via le occhiaie, via le rughe, via il brufolino, occhi più verdi, capelli più ricci, bocca più rossa, tette più grandi, via il neo, gambe più lunghe…

Ci sei?

Sono qua. Ecco la foto.

Wow sei bellissima. Voglio vedere di più… la tua pelle…

Ricapitolo la mia situazione peli: pericolo alto.

Ti desidero da morire. Toccati.

Mentre cerco un modo per inzippare il telefono tra i cuscini del divano, per continuare a chattare, i miei due cani mi fissano; guardo la vicina del palazzo di fronte che stende i panni e comprendo finalmente l’utilità delle tende alle finestre.

Ci sei…?

Questa faccenda dell’educazione cattolica, del padre calabrese e la madre ansiosa, potrebbe, forse, aver avuto un impatto sulla mia sessualità.

Mi dica, Alice, com’era da bambina?

Bambina quando?

Fino agli otto, nove anni.

Allegra. Non sapevo giocare da sola, quindi andavo a rompere le scatole a tutti in casa.

E qualcuno giocava con lei?

Sta scherzando?

No.

Mah, dottoressa, ce li vede mio padre e mia madre a giocare con me?

Me lo dica lei.

Eh. No.

Perché no.

Scherza?

No.

Ma erano altri tempi, mica si giocava nelle case.

E cosa si faceva?

Boh, si cucinava, si guardava il telegiornale, si facevano i compiti…

Insieme?

I compiti sì, se avevo bisogno di una mano, mi aiutava mia madre. Era insegnante di matematica. 

La aiutava?

Diciamo di sì.

Sì o no?

Sì, sì.

E sua sorella?

È molto più grande di me.

È stata tipo una seconda madre?

Mah, se vuole metterla così.

E lei come la vuole mettere?

Eravamo una famiglia normalissima, come tutte le famiglie degli anni 80.

E come era la normalità, negli anni 80?  

Mia madre leggeva tantissimi romanzi Harmony. Ogni volta che ne finiva uno, lo sistemava nella sezione dedicata della libreria nella stanza degli ospiti.

Lei anche li leggeva, Alice?

Non proprio, sfogliavo le pagine, ma solo all’inizio. Poi ho smesso.

Perché?

Perché non dicevano niente di interessante. Ma continuavo a fissare le copertine. Dottoressa, lei se le ricorda le copertine dei romanzi Harmony?

Vagamente. Cosa hanno di speciale?

Per me erano come i giornaletti pornografici. Ne ricordo una in particolare, c’era tanto rosso. La fissavo per ore. Un pomeriggio, con Linda…

Chi è Linda?

La mi vicina del quarto piano, giocavamo sempre insieme. Insomma un giorno abbiamo deciso di inventarci la storia di quei due della copertina e facevamo a turno la parte della donna.

Ma io ti amo!

Non possiamo, capisci? Lasciami! Corri via!

Ma perché? Io non posso vivere senza di te!

Neanche io. Ti desidero. Baciami.

Non posso…

E allora lui la prendeva e la forzava a sé. Un giorno Linda si buttò a terra e si alzò la gonna fin sopra la testa. Mia madre entrò proprio in quel momento. Sono felice che non le sia venuto un infarto, però sembrava tanto. 

Belgio: inizio lock down. 

Las Vegas: chiusura casinò. 

UK: forse si è accorta che l’immunità di gregge è una stronzata.

Io tifo sempre per l’Inghilterra e per la sua storica capacità di essere antipatica a tutti. Empatizzo.

Mascherine: non ce ne sono. Tutti con la carta da forno in faccia. Medici compresi. 

Pare che i giovani si salvino tutti.

Vorrei avere un lavoro in cui rischiare la vita, adesso. 

Forse avrei dovuto davvero fare il medico.

Sono passati solo otto giorni.

Flash mob: fiacchi.

Dirette Instgram: al posto del rosario.

Le case: piene.

La sera sono accese tutte le luci. Anche quelle che non servono. Le luci fanno compagnia alle stanze. Alle coppie che stavano per separarsi. Quelle che stanno per avere un bambino o lo hanno avuto da poco. Quelle che avevano appena scoperto un tradimento. Quelle che si vedevano poco. Quelle che si picchiano. Quelle che non sapevano se andare a convivere o no. Quelle che hanno scoperto gli attacchi di panico. Quelle che non fanno più sesso e che come scusa avevano il troppo lavoro. Quelle con i figli che urlano. Quelle che solo con la baby sitter. Quelle che non avranno più un lavoro quando tutto questo sarà finito. Quelle che hanno un figlio malato.

Poi le persone sole. Quelle che erano sole anche prima, e mi chiedo che differenza c’è. Cosa fanno? Come si sentono? Chi si prende cura di loro? Chi gli dice che andrà tutto bene? 

La terra si è avvicinata ai piedi di tutti, o solo i miei? Possibile che molte cose abbiano più senso così?

Possibile che ci sia uno strato di pace sopra questo silenzio storto? 

Pare che in moltissimi stiano abbandonando i loro cani o gatti. Come vorrei prendermeli tutti io. Come vorrei picchiare i loro ex padroni e poi abbandonare loro in un bosco lontano, senza cellulare. 

Come vorrei amare le persone quanto amo gli animali.

La notte non dormo più.

Non sono agitata, ho solo voglia di restare sveglia.

Mi stringo a Pietro e al suo corpo caldo, che mi contiene come una navicella.

Cosa fanno gli altri quando non riescono a dormire? A cosa pensano? Anche loro si rilassano immaginando cose? Tipo picchiare fortissimo gli stronzi, i crudeli, i pedofili, quelli che torturano gli animali? 

Teresa Federico