Opere da Quarantena

Sono trascorsi dieci anni, anno più anno meno, da quell’ultima volta che al posto della penna impugnavo un pennello e il timore di guardare dritto negli occhi tutto quel tempo da quarantena a mia disposizione, inizialmente è stato più forte. Ho atteso ancora altro tempo. Qualche giorno in più, per realizzare che le ore a portata di mano lasciavano spazio ai giorni. Di tempo c’e’ n’era abbastanza e così, ho tirato giù dall’armadio gli scatoloni dell’Accademia, constatando che tutti quegli anni per quei pennelli e per quei colori, non erano ancora passati. Tutto era lì, immacolato. Pronto per essere violato da mani tutt’altro che ferme. La sicurezza degli anni più verdi, quando le dita scorrevano veloci sulle tele bianche a Via di Ripetta, quella non c’è più. Ho faticato a vincer la paura di non ricordare; quella voce sottile che, rimontando il polveroso cavalletto, mi sussurrava nell’orecchio che forse non avrei dovuto. Che forse quel tempo era ormai andato. Ma un presente vissuto tra quattro mura, invita più facilmente al ricordo e così, osservando il mondo da uno schermo, ho iniziato a disegnare pensando alle gesta eroiche di chi oggi è degno d’esser ritratto. Come per i paladini di un tempo antico, come per le figure angeliche ed evangeliche, come per le gesta epiche che narrano leggende degne d’essere rievocate, così guardandoli da lontano, un giorno dopo l’altro ho scelto i miei soggetti. Non sono cavalieri ne dame ingioiellate, eppure indossano corazze e mostrano vessilli di cui vanno fieri. Sono eroi post moderni che combattono una crociata nel nome della vita, dentro città dal sapore apocalittico, desolate nel loro isolamento, vuote nelle strade ma piene d’amore sui balconi. Pochi attimi e i colori sono tornati a brillare.

Roberta Savona