Giorno 1

10 marzo 2020

Italia zona rossa.

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Decessi 463

Alice Marino.

Mi chiamo così.

Sono le nove del mattino.

C’è una chiamata persa di Claudia.

E un suo messaggio.

Suo figlio di tre anni ha la febbre e la tosse. 

Da fuori non arrivano rumori, a parte un lontano cinguettio.

Io sto bene. 

Troppo.

P e B sonnecchiano.

Pietro è nel suo studio.

I social non raccontano più gesta incredibili di viaggi in giro per il mondo, outfit multi milionari, premi vinti, set pazzeschi di cui io non faccio parte. Finalmente non mi sento inferiore a nessuno. Non mi devo vergognare di non essere la prima. E non riesco a immaginare sensazione migliore di questa, se non essere effettivamente la prima.

Continuano a balzarmi in mente scene random de “La strada” di Cormac McCarty, di quando lo leggevo chiedendomi se prima o poi sarebbe capitato a noi, di quando mi rispondevo che ce lo saremmo meritato.

E anche adesso che tutto diventa plausibile, ho un senso di compiutezza, un’idea di pulito.

La mia antipatia per i cinesi non va meglio. Lo pensa anche la mia analista. Li fisso mentre mangiano animali vivi su Tik Tok. Continuo a fissarli. Hanno sempre gli occhi stanchi. Ci resto per ore, finché la rabbia mi sale in testa e si mette a comandare.

Come si diventa così crudeli? 

Credo che Amelie Nothomb sarebbe d’accordo con me. 

P mi guarda.

Che c’è? 

Non pensi di esagerare?

No.

Come vuoi.

Che ne capisci tu? Stai sempre a casa, ma lì fuori c’è l’inferno. Non sai che vuol dire vivere di questi tempi, e ti permetti anche di giudicare. Ricordati che ti do da mangiare.

Mi guarda con gli occhi neri. Poi si gira e va in cuccia.

Sono le undici e sono ancora a letto. 

Mi piace pensare che per la prima volta, di martedì, non sono l’unica. 

Notizie lampo al telegiornale mostrano foto di supermercati presi d’assalto. 

Le carceri in rivolta in tutta Italia, centinaia di evasioni e deceduti. 

Il mio letto diventa più caldo. Ho sempre sospettato che sarebbe stato il mio unico, vero, rifugio.

Non è un film. 

Mi sembra di sentire “al lupo, al lupo!”.

Qualcosa mi sfugge.

Sta succedendo davvero?

Non è il plot di una serie.

Non è l’incipit di un romanzo.

È vero.

Io sto bene.

Pietro sta bene.

Mia madre sta bene.

Mio padre sta bene.

Mia sorella sta bene.

I miei nipoti stanno bene.

Faccio la conta e arrivo al figlio di Claudia.

Ha la febbre alta. 

Ore 16.00

C’è tanto silenzio. 

E se tutto finisse così?