via Santa Maria del Rosario, Catania
20 giugno 2006, ore 21

VOGLIA DI PACE
degli alunni dell' I.C. "G.Ungaretti" coordinati da Angela Foresta
durata 7'
Una coreografia degli studenti dell'Istituto Ungaretti introduce un lavoro di montaggio da film di Guerra.
GHOST TRACKS (of war)
di Andreas Perugini
durata: 25'
Il grande merito di questo esperimento di palinsesto che assembla le immagini di guerra resituite dai Media privandole dei loro suoni e commenti per poi rimusicarle è appunto quello di raggiungere una dimensione latente della Realtà.
"La guerra come violenza fisica. L'impatto sui corpi. La pura brutalità a dispetto di quanto propagandato dai Mass Media e dai governi. Questo lavoro parte lì dove finisce la retorica della Guerra e mostra le tracce nascoste dell'informazione della Democrazia occidentale: fascismo tecnologico dal volto sorridente. Un documentario di montaggio. Un atto di accusa.
U CUNTU DI PEPPA A CANNUNERA
di Antonella Caldarella. Compagnia Teatro Argentum Potabile. Musiche di Steve Cable
durata: 12'
Il racconto parla della vicenda che vide impegnata nella battaglia del 31 maggio del 1860 Giuseppa Bolognare detta Peppa a cannunera in quanto riuscì ad impossessarsi, grazie alla sua astuzia, di un cannone e a combattere con coraggio contro i borboni. E' un modo per raccontare la voglia di cambiamento dei siciliani che ancora una volta cercano di ribellarsi contro gli oppressori, nella speranza di avere un futuro migliore. Per molti l'Unità d'Italia rappresenta una possibilità di vivere degnamente, di "non cogghiri cchiu fami e miseria", ma si rivela ancora una volta un'illusione...l'oru e l'argentu squagghiaru ppi l'aria di carta la visteru la Sicilia
NOTRE MUSIQUE
di Jean-Luc Godard.
durata: 10'
La prima parte dell'ultimo lungometraggio del regista francese, un vertiginoso viaggio all'inferno attraverso filmati di guerra di varia provenienza.
ARCHIVOS BABILONIA: GO ARMY
di Observatorio Video No Identificat
durata: 5' ca.
Questo dvd edito dagli spagnoli dell'organizzazione OVNI archivia una serie di brevi filmati propagandistici dell'Esercito, spot industriali su aerei ed armamenti.
AARON: IL GUERRIERO DIGITALE
di Cane CapoVolto
Il sergente Aaron viene intervistato in un bosco. Aaron è un ritardato mentale, è stato ferito gravemente nel corso della prima e seconda Guerra del Golfo ed interamente ricostruito integrando carne e circuiti elettronici. La sua mente sembra programmata in maniera controversa: patriottismo infantile e cinismo neoconservatore vi convivono in perfetta armonia.
Guerra!
"La cultura deve tornare ad essere un agente attivo, deve proporre uno sguardo sul mondo, non chiudersi in una concezione troppo museale. E' il tipo di sguardo che cerco sempre di proporre coi miei film. Ricordo una discussione in cui ci si domandava un po' ingenuamente se il cinema potesse mai migliorare le cose. Se un film resta pur sempre uno spettacolo, questo non impedisce di pensare che il pubblico, vedendo certe immagini, possa cambiare, riflettere, rendere più attiva la propria coscienza".
Amos Gitai, intervistato a proposito del film Kedma - Verso Oriente
"Penso che il cinema dovrebbe veramente funzionare in modo sovversivo, contro le immagini ultrasemplificate dei networks, e parte del mio lavoro, da sempre, consiste proprio nel mostrare la complessità, le contraddizioni, che vengono di solito completamente eliminate in base alle convenienze dei networks, perché è un loro preciso interesse drammatizzare ed enfatizzare ogni cosa, così da poter vendere negli intervalli pubblicitari i loro hamburgers, le salsicce, i prodotti per la pulizia. Per questo c'è bisogno di un'alta tensione delle immagini. A me sembra che siamo ormai sul palcoscenico dei media che con tutte le sue finzioni sta diventando fortemente corrotto dal punto di vista intellettuale, e quindi diventa davvero problematico come fonte di informazioni. Il cinema ha la possibilità di dare un taglio a questa semplificazione e mostrare invece la complessità delle cose".
Amos Gitai
"Siamo arrivati stamattina e di certo non ci hanno accolti molto bene, dato che sulla spiaggia non c'era altro che cumuli di tizi morti o cumuli di brandelli di tizi, carri armati e camion demoliti. Arrivavano pallottole un po' dappertutto e a me non piace il disordine, così tanto per. Il tizio appena dietro di me si è ritrovato tre quarti del volto spazzati via da un ananas in transito. Ho messo via i brandelli del volto in un elmetto e glieli ho dati, lui de ne è ripartito per farsi curare, mi sa tanto che non ha imbroccato la strada giusta, è entrato in acqua fino a dove non toccava, non credo proprio che ci veda abbastanza bene sul fondo per non perdersi. Poi mi sono messo a correre dalla parte giusta e sono arrivato puntualmente per beccarmi una gamba in pieno volto. Ho cercato di insultare il tizio, ma la mina aveva lasciato soltanto brandelli per niente pratici da maneggiare, per cui ho ignorato il suo gesto e ho proseguito. Dieci metri più là ho raggiunto altri tre tizi piazzati dietro un blocco di cemento, sparavano verso l'angolo di un muro, in alto. Erano sudati e inzuppati d'acqua, io dovevo essere come loro, allora mi sono inginocchiato e mi sono messo a sparare..."
Boris Vian, da Le formiche
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TEATRO CLUB
Piazza San Placido 10, Catania
17 Maggio 2006, ore 21,00

Programma:
Folk lapa
di Enrico Grassi Bertazzi
Dopo Telos, realizzato con Turi Sciacca, Enrico Grassi Bertazzi torna a “La paura mangia l’anima” con Folk lapa.
Tema del cortometraggio è la contrapposizione tra le tradizioni antiche del popolo siciliano e il rischio di omologazione che si nasconde dietro la globalizzazione.
Una moto-ape corre per una stradina di campagna, alcuni personaggi si muovono tra lape-carretti in un lapa-raduno. Le lape si rincorrono in strade cittadine. La prima lapa si ferma davanti a un McDonald’s.
Le feste del pane (30’)
di Giancarlo Santi
Ormai da parecchi anni Giancarlo Santi “va per feste” e scrive di feste religiose con un approccio molto personale, che non è quello dell’antropologo accademico o del giornalista, ma del “viaggiatore sentimentale”. La sua ricerca costituisce un contributo importante, anche se certamente atipico dal punto di vista editoriale, alla conoscenza delle tradizioni popolari in Sicilia. Ha pubblicato “La strada dei santi” (Monelli, Bologna), accompagnato dalle fotografie da lui stesso scattate.
La proiezione di diapositive in programma è incentrata su tutte quelle feste religiose contraddistinte dalla presenza ritualizzata del pane.
La vergine dello scoglio (15’)
di Lino Greco
Ogni anno, nei pressi del paesino calabrese Placanica, viene celebrata l’apparizione della Vergine a un giovane del luogo, che da quel momento è conosciuto come Fratel Cosimo.
L’evento attrae migliaia di pellegrini calabresi ed ha trasformato l’area, nel giro di pochi anni, in uno dei luoghi più importanti e frequentati della devozione popolare.
Il documentario racconta il viaggio e le preghiere di un gruppo di pellegrini guidati da Gina Chiarello, preziosa fonte di informazioni e profonda conoscitrice della storia e dei rituali religiosi del luogo.
Cunti e canti di santi e di briganti (30’)
di Angelo Maddalena
(illustrazioni di Colapisci di Marcella Brancaforte)
Angelo Maddalena nasce come cantastorie in un’epoca in cui i cantastorie sono tutti morti. Dopo meno di un anno dalla prima esibizione, è invitato a partecipare alle seguenti manifestazioni musicali e festival di Artisti di Strada: Teatri in città (Caltagirone), Le vie della Musica (Monza), Ibla Buskers (Ragusa Ibla), Med Fest (Buccheri). Il senso delle storie che Angelo canta nasce dall’esigenza di reinventare un patrimonio di testi e di ritmi già esistente e dall’inclinazione a esprimersi attraverso una forma di narrazione orale. Nel 2003 Angelo Maddalena conosce Mariella Siciliano che diventa sua stretta collaboratrice per quanto riguarda la stesura dei testi. Insieme realizzano il CD “Certi voti”. Dopo la tragica scomparsa della sua collaboratrice, Angelo continua a scrivere, curando soprattutto la ricercatezza dell’esecuzione.
La Passione de Il Miracolo (10’)
di Edoardo Winspeare
Il salentino Edoardo Winspeare è uno dei pochi registi italiani i cui lavori interpretano in maniera autentica e sincera le contraddizioni della propria terra. All’esordio Pizzicata (1996), un ritratto allo stesso tempo ruvido ed elegiaco della civiltà contadina, seguono il viscerale Sangue vivo (2000) e il rosselliniano Il miracolo (2003).
Diario di viaggio (46’)
di Associazione Documenta
L’Associazione Documenta ha iniziato da qualche anno a raccogliere e catalogare le più significative feste religiose siciliane; gli eventi nei quali è più ricco il conflitto tra la religiosità ufficiale e i riti pre-cristiani, tra la modernità e le tradizioni cerimoniali che continuano a resistere nel tempo.
Un punto di vista non-accademico ha permesso di cogliere l’essenza delle feste patronali (l’elemento umano soprattutto) cercando di trovare un equilibrio tra il linguaggio cinematografico ed il rigore della documentazione sul campo.
TRADIZIONI POPOLARI
Per Sant’Alessandro, il barrafranchese si mise sulla mula e se n’andò a vedere il suo campo come cresceva. Già spigava, più alto d’un uomo, e a quel venticello faceva le onde come il mare, fitto e lucente.
Non c’era uno più contento di lui; e stava a bocca aperta a mirarlo, senza pensare al tempo. Si fece notte, ed era ancora là che non poteva spicciarsi da quel trionfo; e come spuntò la luna si mise sul colle per guardarlo meglio, e andava dicendo a voce forte:
“Vuoi vedere, così bello com’è che quest’anno va più valoroso che mai, e mi fa sei salme di frumento più dell’orto?”
Nel mentre, il chiù che s’era assettato sull’olmo, aprì il becco e gli rispose:
“Più!”
“Per Sant’Alessandro – gridò lui con gioia – quest’è l’angelo di Dio che mi risponde, e dice che m’ha da fare di più. E quanto allora, otto salme?”
“Più, più!”, rispose quello.
“E bravo l’Angelo di Dio! - diceva lui – E quanto ancora, che mi conforta: dieci?”
“Più!”
“Dodici?”
“Più!”
E così restò tutta la notte, lui a crescere e l’altro a fare più più.
L’angelo di Dio, da Mimi siciliani di Francesco Lanza
Un giorno trovandosi San Pietro a passare di qua, vide il piazzese che arato il suo campo lo andava seminando:
- O che semini? - gli domandò.
E quello:
- Minchie, per chi non ne ha.
- E minchie sieno - disse San Pietro, facendoci sopra la benedizione.
E alla stagione infatti il campo produsse in abbondanza grandi minchie e rigogliose; e fu lo spasso delle vedove, delle vergini e delle maritate, cui una sola non bastava più.
Le minchie, da Mimi siciliani[more][more] di Francesco Lanza
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MAJAZÉ MAGAZZINO CULTURALE
Via Ursino 6, Catania
14 Aprile 2006, ore 21,00

Programma:
Un modicano a Budapest (17’)
di Zoltan Fazekas e Sebastiano Pennisi
È il secondo lavoro audio-video nato dalla collaborazione fra il fotografo ungherese Zoltan Fazekas e il documentarista acese Sebastiano Pennisi.
Il modicano Giovanni Caso racconta la nascita della prima pizzeria italiana a Budapest. Attorno all’intervista realizzata dai due autori, il montaggio di canzoni e foto d’epoca interagisce ironicamente con i ricordi del vecchio modicano.
Comet III (15’)
di Delfo Catania e Carlo Matanza
Il nome Comet III viene da una vecchia macchina fotografica degli anni 50 della Bencini di Milano, più che una fotocamera una piccola cinepresa . Il progetto nasce dall’amicizia e dall’intesa musicale fra Delfo Catania e Carlo Matanza. È un progetto elettroacustico in cui Carlo dispiega la sua arte semplice con i sintetizzatori (Minimoog Voyager, profesy, organi vari, theremin, g2 e quant’altro) mentre Delfo lavora con la chitarra acustica 6 e 12 corde + chitarre elettriche (dronate, riverberate), flauto di bambù, field recording, nastro magnetico, sitar, e strumenti autocostruiti.
Astral Voyager è un viaggio attorno a nebulose e pianeti lontani, descritti perfettamente dalle pulsioni del moog. Le foto che seguono il percorso di Astral Voyager sono filtrate da un apple computer e rappresentano mete e sogni del viaggiatore astrale.
La Fenêtre s’ouvre sur notre cour (9’)
di Stefano Meneghetti
Il cortometraggio del film-maker milanese mostra come l’uso consapevole e accorto degli effetti digitali di manipolazione dell’immagine, accompagnato da un montaggio sapiente della colonna audio, possa evitare le cadute nella sperimentazione fine a se stessa e risultare funzionale alla resa espressiva dell’opera.
Vendemmia 1930 (11’)
di Agostino Pennisi di Floristella
Un interessante documento antropologico: la vendemmia nei possedimenti del barone Agostino Pennisi di Floristella.
La proiezione è accompagnata dalla performance musicale live dei siracusani Giovanni Fiderio, Vincenzo Tabacco, Carlo Barbagallo.
Documentari sonori di Radio Libera, 25 marzo 1970, dal Centro Studi e Iniziative – Partinico (Pa) (44’)
di Danilo Dolci
«Questi testi sono stati scritti in una precisa funzione: per una nuova radio, la radio della gente che solitamente non ha voce, non riesce a farsi sentire.
Il 25 marzo 1970 alle 19 e 30 è iniziata dal Centro studi e iniziative a Partinico, una trasmissione a modulazione di frequenze e su onde corte che comprendeva: un appello relativo alle condizioni della popolazione delle Valli Belice, Jato e Carboni, all’opinione pubblica nazionale e internazionale, e agli organi direttamente responsabili; la voce della gente (bambini, donne, agricoltori, operai, sindaci, sindacalisti, medici, educatori); il punto esatto sulla finora non avvenuta ricostruzione (vi è documentato fra l’altro un fatto gravissimo: a parte il denaro confusamente usato, spesso mal usato e sperperato in baracche e assistenza – non un solo miliardo è stato speso, dei 162 stanziati specificamente per la ricostruzione, a più di due anni dal terremoto). E, infine, la parte qui presentata (sullo sfondo di una stupenda musica per flauto dolce, suonata da Amico, un ragazzino di cui probabilmente si sentirà parlare quando avrà qualche anno in più), espressione di valori culturali presenti nella Sicilia occidentale, che non vogliamo muoiano: non si vive solo di pane e baracche, o di case quando si riesce ad averle.
Alle 22 di ieri, 26 marzo, l’irruzione di un centinaio di carabinieri e guardie di pubblica sicurezza, attrezzatissimi di potenti mezzi meccanici: in pochi minuti scassavano con innegabile perizia porte e cancelli impossessandosi delle trasmittenti.»
Danilo Dolci, Partinico, 27 marzo 1970
Biciclette (17’)
di Antonio Bellia
Un modo diverso di vivere il rapporto con la propria città. La bicicletta favorisce la socializzazione e consente al cittadino di aderire intimamente allo spazio urbano.
Città dolente parte II
«Ma in fondo che cosa è successo in questa città durante quei due giorni? Penso che si sia trattato delle forze armate della polizia e delle milizie che si sono intromesse in modo grossolano negli affari dei giovani che avevano creato un mito del proprio santo, penso che si sia trattato delle forze armate che si sono appropriate del diritto di oltrepassare il limite della legittima difesa contro persone che non usavano né armi da fuoco, né sassi, né bastoni, che avevano con sé solo parole e un fischietto fatto di due dita, che avevano con sé un bimbo in carrozzina».
da Il flauto magico, Bohumil Hrabal, scritto dopo la manifestazione in piazza Venceslao del 15/1/’89 a venti anni dalla morte di Jan Palach, lo studente che si arse vivo per protesta contro l’invasione della Cecoslovacchia.
«Laggiù nel bosco mi aspettano le mie ultime speranze, l’ultima ragione di vita, i gattini che rabbrividiscono terrorizzati, e se io non arrivassi, che ne sarebbe di loro, chi li amerebbe, chi li accarezzerebbe, perché quei micetti mi amano, mentre ormai a me fa male non solo la stanzetta dove dormo, ormai mi fa male l’intera città in cui vivo, mi fa ormai male il mondo intero…»
da Il flauto magico, Bohumil Hrabal
«Quando penso al tempo di una volta, mi ricordo soprattutto i rumori. Mi impressiona molto il cambiamento dei rumori: mi ricordo dei cavalli, la gente che tornava a casa la notte canticchiando, le madri che chiamavano i figli, il tram che faceva il giro dell’anello. Oggi invece una risata che sia una risata non si sente più, oggi si sghignazza isterici, nessuno ride più. Io volevo fare questo senso del non ridere, della gente cambiata. Prima si rideva, si sentivano le voci della gente, il padre che mena il ragazzino, l’operaio che fischietta. Oggi non si sente più niente. La gente comunica attraverso i vetri, è fredda, non odora manco più di sudore».
Sergio Citti, intervistato a proposito del film Due pezzi di pane
«Palermo è una città molto cambiata, una città che non ha più fascino proprio dal punto di vista fisico. Se tu vai in giro vedi una città che sta cambiando in peggio, con una serie di opere di restauro che hanno completamente cancellato dai muri la memoria, sembra una specie di Cinecittà di compensato. Il mio amore per questa città è solo nella memoria. Poi è una città in cui i giovani sono manageriali, frequentatori di una serie infinita di pub. Certo, un pezzo della città vive nella miseria, c’è una sporcizia incredibile, basta che piova e la città diventa un lago di merda. Palermo non ha più neanche le rovine. Esteticamente è un orrore. Una volta c’erano da un lato quartieri e rovine, e una Palermo borghese schifosa dall’altra parte. Ora è una Milano 3 in cui dilaga una mentalità manageriale, nel senso dell’arraffare i soldi della Comunità Europea».
Franco Maresco[more]
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MAJAZÉ MAGAZZINO CULTURALE
Via Ursino 6, Catania
21 Febbraio 2006, ore 21,0

HAVE YOU GOT YOUR MASK
di Emilia Badalà con Stefano Spoto
Diaporama - 15 minuti circa
Immagini dipinte o incollate su diapositiva.
Una riflessione sull’identità.
FUNERALE A BERLINO
di Cane CapoVolto
Radiodramma.
2005 Durata: 21:24
Aprile 1945. Bunker di Berlino. Le ultime ore di Hitler e dei suoi generali sono turbate dalla presenza di Dick Cheney, arrivato in gran segreto dagli Stati Uniti. Come è possibile? Ciò accade perché talvolta la Storia non segue soltanto la linea verticale, ma anche una linea orizzontale e allora futuro e presente si mescolano.
A EST DELL'OVEST - A OVEST DELL'EST
di Luca Bertolo
Italia 2005, Durata: 7'50''
Tre personaggi si muovono alla ricerca di qualcuno. Qualcuno fa una ricerca su tre personaggi. Quando i pesci muoiono, vengono rimpiazzati con altri pesci.
Questa è la storia di uno spaesamento. Siamo alla ricerca di qualcosa, di radici, di punti d'appoggio. Ci si muove.
L'inquietudine mangia l'anima, e l'anima - per quanto infinita - sembra finire. Il tempo della riflessione e quello della vita, schiacciati l'uno contro l'altro, si sbriciolano.
La storia non ha preceduto il montaggio del film. L'autore dice di avere intervistato le immagini. Ha chiesto loro: Cosa ne pensate? Qual è il vostro ritmo? Costruite senso?
ALBERI / 4 LOVE / TRE
di Piero Guglielmino
ALBERI
Video documentario Durata 3'20''
Anno 2003 Formato originale Mini-DV
Musica Brian Eno
Un momento sospeso tra la vita degli alberi e il lento respiro di un vecchio senzatetto, la danza delle foglie e i giochi dei bambini.
Una piccola ma profonda porzione di realta' in una villa storica di Catania.
TRE
Video sperimentale (muto) Durata 3'
Anno 2004 Formato originale Mini-DV
(Cosa si nasconde dietro i pixel sfocati di un immagine astratta ?
Gioco o sperimentazione ?
4 LOVE
Video sperimentale Durata 5'30''
Anno 2004 Formato originale Mini-DV
Musica Sigur Ros Suono Davide Palmiotto
"4 love" racconta quattro diversi modi di intendere l'amore.
È un tentativo di visualizzare concetti astratti e personali tramite immagini di una realta' quotidiana "fuori contesto".
MACCHINA
di Aldo Kappadona
1999 Durata: 2 minuti
In Greco antico la parola mechané (machina in Latino,onde la nostra "macchina") era soltanto una variante del méchos, l'espediente, l'artificio.
Macchina è un omaggio ad un oggetto a cui sono legato da un affetto filiale, che si svela lentamente, per mostrare la sua natura e nonostante il tempo la sua vitalità.
L’OMBRA
di Zoltan Fazekas
2005 6’ 22”
Un uomo riflette, vedendo le riprese dell’ultimo giorno di suo padre in ospedale e rivive i luoghi della malattia e della sopravvivenza quotidiana. Anche le radiografie diventano uno strumento per recuperare le tracce di una vita.
La sua fantasia si sprigiona dal bisogno di dare corpo a un’ombra, presente soltanto nel ricordo, ma anche dalla necessità di convivere con la propria ombra, cioè quello che rifiuta di vedere e di essere.
Octavio Paz ha detto: “Basta a un uomo incatenato chiudere gli occhi per avere il potere di far scoppiare il mondo”. Io aggiungo, parafrasandolo: basterebbe che la bianca palpebra dello schermo potesse riflettere la luce che le è propria per far saltare l’universo. Ma per il momento possiamo dormire tranquilli, dato che la luce cinematografica è accuratamente dosata e controllata. Nessuna tra le arti tradizionali manifesta una sproporzione così grande tra le possibilità che offre e le proprie realizzazioni.
Luis Buñuel ( 1953)
Sinceramente sono molto depresso per questi clichés pubblicitari, questi manifesti di viaggi, queste immagini inutili e insignificanti che ci circondano. Meritiamo di meglio…. Io voglio mostrare a cosa può assomigliare un albero quando lo si vede per la prima volta nella vita. E’ come se fosse la prima volta che si aprono gli occhi per vedere come è fatto il mondo. Ho l’impressione di appartenere al mondo della notte e che i miei film nascano dall’oscurità.
Le nostre immagini sono del tutto arretrate rispetto al nostro grado di civiltà…se non troviamo immagini adeguate, questo è grave perché è così che una civiltà si estingue…lavoro a un’immagine dell’uomo…non cerco “relitti d’umanità”, come hanno detto, ma l’uomo autonomo, forte.
Chi ha avuto paura vede di più.
Werner Herzog, Cinema 75, n. 198, maggio 1975/ Film Quarterly, autunno 1977.
AI giorno d’oggi la comunicazione è il luogo dove le cose vanno in peggio. E’ lì che le cose non vanno, non prima o dopo. Ciò che non va non sono tanto le relazioni Libano-israele, ma ciò che se ne pensa e se ne dice, perché non si sa che dire. E’ qui che la TV è criminale, e la stampa con essa
Jean-Luc Godard ( 1976)
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CAMERA TEATRO STUDIO
Viale Mario Rapisardi 443, Catania
13 Gennaio 2006, ore 20.30 e ore 22,30

SE GLI OCCHI FIORISSERO
Riprese: Alessandro Aiello, Sebastiano Pennisi
Fotografie: Zoltan Fazekas
Musica: Enrico Grassi Bertazzi, Enrico Sorbello, Johann Sebastian Bach
Montaggio: Riccardo Guardone
Regia: Zoltan Fazekas, Sebastiano Pennisi
2005 9:30
La saggezza e l’autenticità del mondo contadino di contro alla facile superficialità della società della mercificazione. Un gesto unico, un viso autentico, una frase semplice e poetica si contrappongono alla riproduzione meccanica e seriale. Esisteva una coltura e una cultura, che oggi rischiamo di perdere con distratta noncuranza tra gli scomparti dei supermercati. Noi stessi, chiusi nei carrelli del consumismo e nelle gabbie dell’edonismo, rischiamo di smarrire il senso di appartenenza alla terra e la memoria delle nostre radici.
IL MIO PAESE (MY TOWN)
Lenght loop: 3:43
Tape master: digital video
Year: 2005
Film by: Carmelo S. Sciuto aka karmek <www.mcastudio.it>
Type: sensory video
Colour mode: colour
Picture format: Pal 4:3
Music by Karmek
Un incontro tra tecnica e sogno. Un video sensoriale contaminato da mediamorfosi e rimediazioni di una storia avvenuta in sogno. Nuovi sogni e nuovi mezzi. Un montaggio automatico e veloce come scrivere sul proprio diario appena alzati, alla mattina, prima del caffé Un cut up emozionale quanto profondamente tecnocentrico. Una visione soggettiva dell'autore sui frame del proprio spazio.
RICORDI ESTIVI
Radiodramma di Giuseppe Coco
Italia 1999
Durata: 18:13 min
Formato originale: CD audio
Lingua originale: Italiano
Gli esperimenti di Giuseppe Coco con il radiodramma sono,
in tutta evidenza, influenzati dalla sua attività professionale di
montatore-video. In “Ricordi estivi” l’autore si accanisce su
un dramma radiofonico classico, contaminandolo con effetti
sonori e canzonette anni 70.
DIACROMIE
Diaproiezione e performance musicale
Barbas| diapitture e suoni / Enrico Sorbello| violoncello
Enrico Grassi Bertazzi| percussuoni
Un viaggio interiore lungo sentieri evocativi, tra suoni, forme e colori, guidato da una sequenza di microastrazioni dilatate da un cono di luce. Il codice è aperto. Come la musica. Vibrazioni, rapporti, relazioni, composizioni di forme pure. Lo spettatore così come i musicisti sono chiamati ad una partecipazione attiva al processo creativo, all'individuazione intuitiva del senso, proiezione della propria personale esperienza. Il messaggio risiede nel mezzo, nel linguaggio, ma trova la sua concretizzazione nel processo comunicativo.
Come in un rituale collettivo si assiste alla realizzazione di un evento unico ed irripetibile il cui fine sociale è la condivisione, l'instaurazione di legami, non importa se labili e provvisori, attorno ad un fulcro comune.
Nessun referente, nessun riferimento manifesto a qualcosa di concreto. Le immagini come i suoni suggeriscono, non rivelano nulla 'immediatamente riconducibile al banale del quotidiano. L'affrancamento dall'oggetto dona "leggerezza", toglie facili appigli e permette affascinanti sconfinamenti verso l'altrove; invita i presenti a un'attenzione rinnovata verso l'interno, il profondo, l'invisibile, a riflettere su una condizione esistenziale ineluttabilmente segnata dal "limite" e dal desiderio di evaderlo.
TELOS
Soggetto e regia: Enrico Grassi Bertazzie Turi Sciacca
Fotografie: Turi Sciacca
Montaggio: Marcello Trovato
Musica: Enrico Grassi Bertazzi,
interpretata da E.G.B., Enrico Sorbello, Cesare Melfa e Davide Urso.
Produzione: 2005
Durata: 15:00
I segni degli sconvolgimenti della natura sono ancora presenti nella Sicilia orientale barocca dove le città ostentano, inconsapevoli, le antiche e frequenti catastrofi: nelle case, porte, finestre e accessi sono sormontati e protetti da una popolazione di mostri minacciosi e incantatori. Questi mostri fanno da cornice e separano i luoghi degli uomini dall’intemperanza della natura. E tanto più terrificante deve essere il mostro quanto più critico ed instabile il luogo di queste costruzioni : la chiave dell’arco.
Quando tutto si scuote e la natura scatena e genera una nuova armonia, l’uomo non può capire né vedere. Gli è essenziale l’incoscienza della precarietà della vita. Ben presto dimenticherà.
47 FRAMMENTI
Durata: 17:30.
Associazione Documenta.
2005
Il video nasce dai versi di Miguel Angel Cuevas (poeta e traduttore)
con l’obiettivo di cercare un’espansione espressiva per certi aspetti conflittuale, anti-didascalica.
CINEMA, radio, televisione, riviste sono una scuola di disattenzione: si guarda senza vedere, si ascolta senza sentire.
Robert Bresson, Note sul cinematografo (1950-58).
I mezzi di comunicazione di massa sono stati un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani…a livello inconscio, un profondo processo di laicizzazione, che consegnava le masse del centro-sud al potere dei mass-media e attraverso questi all’ideologia reale del potere: all’edonismo del potere consumistico.
Pier Paolo Pasolini, Il genocidio (estate 1974)
Il solo modo di prefigurare un cinema nuovo è un maggior rispetto per il ruolo dello spettatore…Forse la soluzione giusta è di stimolare gli spettatori a una presenza attiva e costruttiva… Lo spettatore ha sempre la curiosità di immaginare cosa c’è al di fuori del campo della visione: è abituato a farlo continuamente nel tempo della vita quotidiana. Ma quando le persone entrano in un cinema, per abitudine smettono di essere curiose e immaginative e semplicemente recepiscono ciò che viene loro offerto. E’ questo ciò che cerco di cambiare. Suppongo che il sonoro possa assumere il ruolo di ciò che non è visibile. Non c’è bisogno di dire tutto allo spettatore. Le persone hanno idee diverse…Nella mia mente, l’astrazione che accettiamo in altre forme d’arte – pittura, scultura, musica, poesia – può entrare anche nel cinema. Abbiamo un detto persiano, quando qualcuno guarda qualcosa con vera intensità: “Aveva due occhi e ne ha presi in prestito altri due”. Questi due occhi presi in prestito sono ciò che voglio catturare. E’ il desiderio di andare contro tutto ciò che i film di intrattenimento fanno ogni giorno: tendere a mostrare al pubblico ogni cosa al punto da diventare pornografici. Il mio modo di inquadrare l’azione in verità costringe gli spettatori a stare seduti più dritti e ad allungare il collo per cercare di vedere ciò che non mostro!
Abbas Kiarostami, Due o tre cose che so di me (2003).
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