la paura mangia l'anima #17 
Fitzcarraldo, Ragusa
18 aprile 2008





NICKEL
di Cane CapoVolto
durata: 3'
Italia 2000

Il film è stato realizzato semplicemente sottoponendo a diversi 3 bagni di candeggina una pellicola 35mm. In tal modo la dissoluzione controllata della emulsione cinematografica diviene uno spettacolo. Diversamente da una normale sequenza di un film, in cui un secondo di visione è la somma e progressione di 24 singoli fotogrammi, qui le variazioni di fotogramma in fotogramma sono talmente repentine che in un secondo di visione solo alcune situazioni ottiche hanno il sopravvento su altre che l'occhio umano non ha il tempo di registrare.


UNTITLED (score)
di Nelson Henricks
durata: 6'
2007

Si tratta della visualizzazione di una partitura sonora o meglio del tentativo di creazione di un alfabeto iconografico. Lo schermo è il campo di relazioni tra 16 diverse immagini fotografiche che contemporaneamente si avvicendano ricercando assonanze e dissonanze linguistiche.



IL GRANDE FREDDO
di Alberto Grifi
durata: 20'

Si tratta del film più poetico e sperimentale di Alberto Grifi, dedicato all'amico pittore Falzoni, stralunato protagonista del cortometraggio.


RIESUMAZIONE
di Carlo Michele Schirinzi
durata: 05'00”
Italia 2002

…bianconera riesumazione filmata…
Una delle commissioni più interessanti che ho avuto.


THE DOLL
di V. Nagy Attila
durata: 08'00”

Selezione dal Busho Budapest Short Film Festival 2007


WELCOME TO THE MACHINE
di Simonyi Balazs
durata: 06'00”

Selezione dal Busho Budapest Short Film Festival 2007


SPACCHIUFO
di Pietro Scuderi
durata: 12'00”

Spacchiufo nasce paradossalmente a Siena, in un momento di saudade siciliana.
Immaginate di trovarvi improvvisamente faccia a faccia con un alieno che parla e si comporta come il più gretto e ignorante degli isolani: questo racchiude l'amorfa e irriverente pallina con tre occhi..
Spacchiufo rappresenta tutti noi, nel bene e nel male. Se dovessi incontrare un extraterrestre, preferirei comunque incontrare Spacchiufo.


CITTA' SORDA
di Sebastiano Pennisi ed Enrico Sorbello
musica di Alessandro Zambito, eseguita da Enrico Sorbello e Alessandro Zambito
durata: 03':00

Una petizione dei cittadini di fine '800 per la costruzione di un teatro pubblico. Oggi un violoncellista suona in strada, inascoltato,.davanti alla facciata del Teatro Bellini, un'opera pubblica incompiuta, a Acireale.


JEAN PAUL
di Francesco Uboldi
durata: 08'00”


Villaggio di Baloum, un angolo di mondo remotissimo e incontaminato tra le montagne del Camerun. Jean Paul è nato e vissuto lì. Sta morendo incatenato a un albero, vittima del malocchio e delle credenze magiche. Da giorni non gli danno da bere né da mangiare. Jean, l'uomo che lo ha preso in consegna, racconta di un diabolico anello.



“Per me era inevitabile confrontare la condizione proletaria con la nostra di cinematografi. Per me i riformisti erano proprio gli artisti abbarbicati al miserabile privilegio di descrivere voluttuosamente la propria alienazione. Sarebbero stati gli ultimi a capire di essere servi del potere massmediatico, uccellini che cantano senza la forza di rompere la gabbia che li imprigiona. E' infatti quando i processi rivoluzionari falliscono nella vita che la creatività ripiega sull'attività artistica. Ed è proprio quando la creatività si concretizza in opera che il capitale la mette sotto controllo, mercificandola, organizzandola in spettacolo, rendendola impotente. Al contrario, in una società in rivoluzione è la realtà stessa che diviene il luogo della creazione permanente. A condizione che la nuova vita non cada mai al di sotto dell'intensità dei momenti più alti della vecchia arte.
Per me era ora di buttare nel cesso le sceneggiature scritte in un linguaggio la cui sola sintassi è la regola del mercato.
Per realizzare il cinema che ho sempre amato, bisognava liquidarlo, trasformare i sogni che contiene in vita vivente, in una vita nuova.”

Alberto Grifi
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la paura mangia l'anima #16 - omaggio ad Alberto Grifi 
Catania, 27 marzo 2008
Zo, ore 21





Programma


Alberto Grifi, Il grande freddo, 1971, col, [20′38″]

Un film sulla pittura e la sua negazione. Giordano alle prese con la Bella Addormentata. È una sfida. Riuscirà l’arte, libera dai musei e dalle accademie, a restituire alla bambina stuprata e abbandonata sulla neve il desiderio di vivere? Giordano, Principe Azzurro carico di schiacciafarfalle e giochi ottici rotanti, arranca affondando nella neve e…ma la creatività rivoluzionaria non è quella che fa cantare l’uccello in gabbia: è quella per la quale l’uccello prigioniero la gabbia la rompe!


Alessandro Barbadoro, Sulle macchine, 1985, [70']

Grifi spiega come i macchinari da lui stesso inventati siano nati da una urgenza espressiva innovativa e sperimentale



Biografia di Alberto Grifi
Nato a Roma il 29 Maggio del 1938, in un’officina dove suo padre costruiva truke e macchine da presa speciali, Alberto Grifi è considerato tra i primissimi autori di quello che fu chiamato cinema sperimentale italiano. Pittore, regista, cameraman, fonico, attore, fotografo pubblicitario di aereoplani, moda e arte figurativa, autore di dispositivi video-cinematografici come il “vidigrafo” che nel ‘72 servì per trascrivere su pellicola Anna, primo film videoregistrato in Italia.
Comincia ad amare la cinepresa quando, nel 1963, filma lo spettacolo teatrale "Cristo '63" di Carmelo Bene. Successivamente, lo spettacolo stesso verrà vietato dalla questura e tutte le copie di quella ripresa andranno distrutte
Nel ‘64 è autore con Gianfranco Baruchello de La verifica incerta, primo film sperimentale italiano: un massacro cinematografico di film hollywoodiani degli anni ‘50, rimontati pensando al Dada. Proiettato per la prima volta a Parigi in una saletta di doppiaggio agli Champs Elysées, suscitò l’entusiasmo di Marcel Duchamp, Man Ray, Max Ernst. John Cage, entusiasta della colonna sonora, lo presentò al Moma e al New York Museum of Modern Art. Questo metodo di montaggio, questo “detournement”, fu ereditato dalla trasmissione televisiva “Blob” molti anni dopo.
Dopo In viaggio con Patrizia (1965), firma un altro documentario, No stop grammatica, un happening durato 12 ore nella libreria Feltrinelli di Roma.
Teorico degli effetti speciali descritti come una "nuova grammatica visiva capace di descrivere la nuova geografia di percezioni e immaginari sconfinati", si oppone all'estetismo dei film in cassetta, rei di svendere gli stereotipi borghesi. Condannato a due anni di carcere, sconta la sua pena che va dal 1968 al 1969, e con il drammatico Anna (1975), scrive alcune delle pagine fondamentali del cinema italiano. Questo cult movie, che tratta la storia di una sedicenne sarda tossicodipendente e incinta, si avvale, sul versante tecnico, del vidigrafo, un'invenzione di Grifi che permise la trascrizione del nastro video su pellicola 16mm.
Entrato nel gruppo dei "Videoteppisti" (1976), continua la sua produzione di documentari su lotte sociali, sui comportamenti del Proletariato Giovanile e sulla lotta alle istituzioni come: gli ospedali psichiatrici (Il manicomio – Lia, Il preteso corpo), il carcere (Michele alla ricerca della felicità). Negli anni Ottanta, diventa regista di "Mixer" e, non di rado, lavora negli States, in America Latina, Australia e nel Sud-est Asiatico. Regista radiofonico, continua a concedersi come documentarista ne La prima volta che Zavattini provò a usare un videotape (1993) e Leoncavallo, i giorni dello sgombero (1994). Dopo essersi concesso come attore per Carola Spadoni in Giravolte (2001), si ammala ed entra in coma il 20 aprile 2007. Muore tre giorni dopo al Sacro Cuore di Roma.

Filmografia essenziale:

La verifica incerta (1965)
In viaggio con Patrizia (1965)
Transfert per camera verso Virulentia (1967)
Non soffiare nel narghilé (1970)
A Saro crescono i capelli per amore (1970)
Vigilando reprimere (1970)
Il Grande Freddo (1971)
Anna (1975)
Il manicomio – Lia (1977)
Il preteso corpo (1977)
Michele alla ricerca della felicità (1978) (TV)
Dinni e la Normalina, ovvero la videopolizia psichiatrica contro i sedicenti gruppi di follia militante (1978) (TV)
La prima volta che Zavattini provò a usare un videotape (1993)
Leoncavallo, i giorni dello sgombero (1994)
Addò sta Rossellini? (1997)
A proposito degli effetti speciali (2001)
L'occhio è per così dire l'evoluzione biologica di una lacrima (2007)
L'autoritratto Auschwitz (2007)
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la paura mangia l'anima #15 
Catania, 28 febbraio 2008
Lomax - via Fornai, 44




Per la 15a edizione de La Paura Mangia L'Anima, la redazione "La Paura" ha progettato una serata di improvvisazione totale.


Ian Halliday e Stephen D., Conway interagiranno (leggendo testi propri) con il duo musicale Jargene & Tulafilla, proiezioni di film super-8 anni '70
(tra cui "Logan's Run" / La Fuga di Logan !) dilateranno ulteriormente il Tempo e lo Spazio.


Cold Iron Bones è un progetto aperto a chiunque, non sapendo suonare, vuole esprimersi attraverso i suoni. I testi sono rimaneggiati e plagiati da scritti di Alessandro Aiello.
Osceni e furiosi.


La Paura Mangia l'Anima ha il piacere di ospitare in anteprima nazionale i nuovi brani del chitarrista/autore della band indie-rock Tramuntana. Mapuche è uno stralunato cantautore catanese con una vena lolliana-claustrofobica. La sua voce sembra affiorare dal lerciume di una latrina.


“You dont need a weather man
to know which way the wind blows”

Bob Dylan, da Subterranean homesick blues

“Fanculo la tecnica, l'importante è l'anima di chi suona”

Giovanni Lindo Ferretti
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la paura mangia l'anima 14: "Deviazioni del documentario" 
31 gennaio 2008
Zo, ore 21





- "Realtà-finzione" di Sebastiano Pennisi (40')

- "Sulla Fotografia" di Zoltan Fazekas (30')

- "Tra Antropologia e Cinema di Propaganda" di Alessandro Aiello (40')

- "Mdf" di Gaetano Cappa, opera radiofonica (17')
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la paura mangia l'anima #13: L'idea documentaria parte II 
Catania, 23 dicembre
Zo, ore 21





Il cinema della realtà secondo Gianfranco Mingozzi
di Sebastiano Pennisi
durata: 50' circa

Il regista, nell'intervista, parla soprattutto della sua esperienza di documentarista in Sicilia attraverso lo sguardo poetico e utopistico e l'attivismo non-violento del sociologo Danilo Dolci.
Nel corso dell'intervista il regista affronta anche la questione della difficoltà di distribuzione che incontra spesso il cinema documentario.


Il putto (1963)
di Gianfranco Mingozzi
durata: 10'

Negli oratori e nelle chiese di Palermo si nascondono centinaia di putti di gesso che circondano gli altari, le finestre, i cornicioni e che lo scultore Giacomo Serpotta creò tra il '600 e il '700 ispirandosi ai bimbi dei vicoli dei quartieri poveri.


Li mali mestieri (1963)
di Gianfranco Mingozzi
durata: 10'

A Palermo pi campari l'omu 'nventa li mistieri...


Il cinema della realtà secondo Manoel de Oliveira
di Sebastiano Pennisi e Livio Marchese
durata: 15' circa

Una breve intervista a Manoel de Oliveira sulla purezza del documentario, sulla funzione della parola e del gesto all'interno del suo cinema e sul rapporto tra cinema e letteratura.


O pao (1959)
di Manoel de Oliveira
durata: 58'

Mediometraggio commissionato al regista dalla Federazione nazionale industriale della molitura per documentare i moderni procedimenti di macinazione del grano.
E' un documentario personale, intenso, pieno di poesia, ricco di riflessioni sul mondo e sull'umanità, carico di simbolismi e di metafore. Da O pao emerge una visione del mondo profonda e meditata.


O pintor e a cidade (1956)
di Manoel de Oliveira
durata: 27'

Protagonista del documentario è la città di Oporto, con i suoi quartieri, la sua gente, le sue strade, seguita nel suo pulsare vitale e instancabile, tanto da invadere e occupare inquadratura dopo inquadratura, tutto lo spazio della visione. Di questo piccolo film, Manoel de Oliveira è autore totale, regista e operatore.
O pintor e a cidade è un lavoro sperimentale, il primo film a colori portoghese, un contributo interessante alla riflessione sulle possibilità del linguaggio cinematografico e sui rapporti complessi tra cinema, arte e vita.





“Se il cinema è movimento, è giustamente grazie alla parola. E' il suono che significa movimento, non l'immagine. Le immagini dei quadri sono fisse: noi possiamo realizzare delle immagini di un paesaggio o di altre cose fisse, ma rimarranno fisse. Invece non si possono fare dei suoni senza movimento. Essi devono dispiegarsi nel tempo.”

Manoel de Oliveira



“Ma, io penso che quello che è ricco se ne frega di quello che è disoccupato, e lo fa morire di fame, insomma; e invece di farlo morire sparando, allora lo fa morire di fame. E questa io penso che sia anche una specie di violenza...si possono fare in tanti modi. La più grande è la guerra, e la più piccola, ma son tutte grandi, far morire un bambino di freddo; che magari ci sono dei bambini di legno vestiti nelle vetrine, poi fuori ci sono bambini che sono nudi e scalzi, e questo non mi sembra cristiano...La violenza è questa: non capisce che quel bambino ha bisogno: il bambino di legno vestito e il bambino di carne nudo...”

dialogo tratto da “La terra dell'uomo”, di Gianfranco Mingozzi
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